19 Ago Quanti sono i tifosi delle squadre di Serie A? La ricerca 2026 di StageUp e Ipsos Doxa
I TIFOSI IN ITALIA SONO 25,6 MILIONI. LA JUVE, NONOSTANTE LA CONTRAZIONE, SI CONFERMA 1^ PER FAN E PRECEDE INTER E MILAN. MAGGIORE LA CRESCITA DEI BACINI DI TIFO DELLE “MEDIO/PICCOLE” CON CAGLIARI E PARMA IN EVIDENZA
La ricerca Sponsor Value, realizzata da StageUp in partnership con Ipsos Doxa, fotografa, come ogni anno, il fenomeno del tifo, un pilastro dell’identità italiana che coinvolge il 68,5% degli italiani e l’87,2% degli interessati alla Serie A.
I tifosi dei club di calcio di Serie A nella stagione 2025/26 in Italia sono stati 25.600.000, un dato sostanzialmente stabile rispetto alla stagione 2024/25 (+0,32%). I fan rappresentano l’87,2% degli interessati alla Serie A e il 68,5% della popolazione italiana. È quanto emerge dalla ricerca Sponsor Value condotta da StageUp in partnership con Ipsos Doxa giunta al suo 26° compleanno. I risultati dell’indagine confermano che l’attenzione per la Serie A si traduce in appartenenza simbolica, una specificità culturale che permette di affermare che l’attaccamento ai colori dei club è un pilastro dell’identità del Paese. Un fenomeno che vede ancora prevalere la vicinanza affettiva trasmessa in famiglia e nelle comunità locali sul merito agonistico e manageriale, che però diventa ogni anno più importante in un mondo dello sport sempre più globalizzato, virtualizzato, veloce e dominato da passioni liquide.
CHI SONO I TIFOSI. Il popolo del tifo conferma la sua natura trasversale: uomini (55%) e donne (45%) si dividono la passione sempre più equamente, segno di un calcio sempre più aperto e condiviso che tende a superare i confini di genere. L’età media è adulta con epicentro tra i 35 e i 54 anni (47%), ma in cui i giovani under 24 restano una presenza solida (16%). Geograficamente la distribuzione segue quella della popolazione italiana. Il Sud e le Isole guidano la classifica con il 39% dei fan seguiti dal Nord Ovest (26%). Nelle regioni meridionali il club del cuore si mantiene segno di identità, di appartenenza e di riscatto. Sul fronte economico la fede calcistica è soprattutto ceto medio: il 59% dei supporter si colloca in questa fascia a conferma che il pallone resta uno dei pochi grandi collanti sociali del Paese, capace di unire persone di redditi ed estrazioni diverse sotto gli stessi colori.
LA “TOP 5”: JUVE PRIMA MA IN CALO, INTER LEADER A MILANO. La Top 5 delle squadre più tifate è stabile. La Juventus mantiene la 1^ posizione in classifica con 7.741.000 tifosi nonostante un trend che per il secondo anno consecutivo è ribassista (-1,6% rispetto al 2024/25) a causa dei risultati ma anche di un’identità del club disallineata rispetto alle attese dei fan. Al 2° posto si conferma l’Inter Campione d’Italia (4.275.000), in crescita del +2,3% rispetto al 2025. I due scudetti conquistati nelle ultime tre stagioni, la vittoria della Coppa Italia nel 2026 e i percorsi europei consentono ai nerazzurri di affermarsi per il quarto anno consecutivo davanti ai “cugini” del Milan (3.976.000) che registrano però un +4,2% in un’annata in crescita sul campo nonostante la Champions sfuggita all’ultima giornata. Completano la Top 5 il Napoli (3.079.000), in aumento per il secondo anno consecutivo (+1,4%) e la Roma (1.790.000), che precede la Fiorentina (655.000), sesta, in contrazione del -6,6% dopo un’annata difficile e al di sotto delle aspettative inizali, tra le più difficili della sua storia recente e segnata anche da contestazioni della tifoseria.
LA CLASSE MEDIA CRESCE DI PIÙ. L’indagine mostra anche quest’anno la tendenza che vede i maggiori incrementi percentuali dei tifosi tra i cosiddetti club “medi” e “piccoli”. Il Cagliari (642.000) supera la Lazio ed è la realtà che vede aumentare maggiormente i propri fan: + 10,1% rispetto al 2024/25. Crescono oltre la media anche il Parma a quota 139.000 (+9,5%), il Lecce 355.000 (+4,1%), l’Udinese 198.000 (+3,1%) e il Como 138.000 (+2,2%).
Quali sono le leve di queste crescite? Anzitutto il tema statistico cosiddetto “base effect”, secondo cui un incremento è più facile da ottenere partendo da una base numerica assoluta più bassa. Al di là di questo, dietro i numeri si intravedono tre motori sociologici che vanno oltre i singoli casi. Il Cagliari cresce grazie all’archetipo forte di Davide contro Golia: battendo un avversario blasonato la squadra genera una narrazione di riscatto che travalica i propri confini territoriali e attrae simpatie trasversali. Il Como fa leva anch’esso sui risultati al di là di ogni aspettativa ma anche su un modello che punta su sociale, estetica e ambizioni globali. Parma, Lecce e Udinese dimostrano come la progettualità agonistica e manageriale sia la leva più universale e solida che consente alla continuità di obiettivi e azioni nel tempo di trasformare la simpatia in un legame identitario e duraturo.
DICHIARAZIONI. “La dimensione del bacino di tifosi non è solo un dato d’immagine ma si traduce concretamente in un aumento del valore dei singoli club”, commenta il Presidente di StageUp Giovanni Palazzi, “Un maggior numero di sostenitori significa infatti più forza contrattuale nelle trattative con gli sponsor, maggiore appeal verso i potenziali investitori nella società sportiva e un incremento del giro d’affari legato a merchandising, abbonamenti e contenuti digitali. Come emerge anche dal nostro servizio di analisi Football Sponsor 360 (www.footballsponsor360.com), finalizzato alla valutazione, negoziazione e pianificazione delle sponsorship in Serie A, i maggiori ricavi sul mercato Italia che potrebbero nascere da una migliore valorizzazione dell’abbinamento tra i brand di club e sponsor superebbero complessivamente i 60 milioni di euro, (+10% sul fatturato da sponsorizzazioni del massimo campionato), una somma importante per la sostenibilità del sistema calcio che, purtroppo, in questo momento la Serie A si lascia sfuggire”.
TABELLA – I TIFOSI DELLE SQUADRE DI SERIE A AL TERMINE DELLA STAGIONE 2025/26
(fonte: StageUp – Ipsos Doxa)
*I dati di Sassuolo 2024/25 e di Monza, Frosinone e Venezia 2025/26 sono stime e non permettono quindi un calcolo del delta differenziale sui due anni