16 Lug ESCLUSIVA STAGEUP – Ferrari e Antonelli: il derby del tifo degli italiani in Formula 1
L’edizione di Sportweek, l’inserto settimanale de “La Gazzetta dello Sport” ha riportato in esclusvia i dati estratti dalla ricerca di StageUp con Ipsos Doxa relativi al tifo in Formula 1: il boom di Kimi Antonelli è evidenziato ancora una volta, gli italiani tifano lui quanto la Ferrari
Di seguito, il testo integrale dell’articolo firmato da Marco Iaria con le interviste a Giovanni Palazzi (Presidente StageUp) e Federico Gaetano (AD StageUp)
La sua vita è cambiata all’improvviso, con la stessa velocità con cui disegna traiettorie vincenti in pista. Debuttante nel Circus l’anno scorso, leader della classifica quest’anno. Kimi Antonelli ha appena 19 anni ma è già uno degli sportivi italiani più conosciuti e apprezzati. E uno studio freschissimo, che Sportweek pubblica in esclusiva, lo colloca al vertice del tifo in Formula 1.
La società di consulenza sportiva StageUp e Ipsos-Doxa, nell’ambito di Sponsor Value (la ricerca periodica sviluppata in partnership dal 2000), hanno condotto un sondaggio su un campione di 1.835 italiani, rappresentativi della popolazione di età compresa tra i 14 e i 64 anni. La domanda sottoposta era: «Pensando alla Formula 1 di oggi, per chi sente maggiore coinvolgimento o tifo?». Gli intervistati potevano indicare fino a due risposte, riferite indifferentemente a piloti o team.
Il risultato è stupefacente. Antonelli ha ottenuto la stessa quota di preferenze della Ferrari e, da solo, dei due piloti della Rossa messi assieme: 33,1%, contro il 21,5% di Charles Leclerc e l’11,6% di Lewis Hamilton. In valori assoluti, Antonelli e la Ferrari vantano in Italia 8,7 milioni di tifosi a testa. Staccatissimi gli altri: Max Verstappen 5,5%, Red Bull 4,9%, McLaren 4,5%, Mercedes 3,3%, George Russell 2,2%, Oscar Piastri 1,3%.
Un paio di notazioni tecniche che non sono semplici tecnicismi. Le interviste sono state realizzate a giugno, quindi misurano pienamente il boom di Antonelli nella prima metà di questa stagione. In passato Sponsor Value di StageUp e Ipsos-Doxa monitorava il tifo delle sole scuderie, con la Ferrari che catturava stabilmente i tre quarti dei consensi: l’indagine che presentiamo, quindi, è la prima in assoluto a misurare il tifo per i piloti di F1 da quando è scoppiata la Kimi-mania.
KIMI-MANIA
«Ora è tutto diverso perché la gente mi riconosce molto di più, però io cerco di restare me stesso. Sono sempre stato molto aperto, anche molto burlone, e non voglio cambiare il mio carattere perché è ciò che mi rende quello che sono», ha spiegato il diretto interessato alla Gazzetta.
Gli italiani, si sa, si affezionano agli sportivi che vincono, soprattutto se interrompono lunghi digiuni. È così per Jannik Sinner nel tennis, è così per il suo alter ego nei motori: quando Kimi si è aggiudicato il primo GP della carriera, a marzo a Shanghai, l’ultimo azzurro a riuscirci era stato Giancarlo Fisichella 20 anni fa. E la Ferrari, totem nazionale, non conquista un titolo piloti dal 2007 (Raikkonen).
Ma Kimi non è solo forte e coraggioso al volante della sua Mercedes. È simpatico e spontaneo, ha la faccia del bravo ragazzo e, allo stesso tempo, è pienamente sintonizzato con la Gen Z. Mentre gli ascolti tv dei Gran Premi sono aumentati quest’anno in Italia del 25% (tra Sky e Tv8), su Instagram il numero dei follower personali si è moltiplicato: meno di 2 milioni al momento del debutto nel Mondiale, a marzo 2025; 4,5 milioni all’inizio del 2026; 7,5 milioni oggi.
Un seguito globale – i social non hanno barriere – con un forte radicamento nel nostro Paese, tanto che Kimi, in così poco tempo, ha già raggiunto lo stesso numero di tifosi della Scuderia di Maranello, secondo la ricerca di StageUp e Ipsos-Doxa.
«Ferrari accompagna l’immaginario collettivo italiano da quasi ottant’anni. Antonelli è un ragazzo alla sua seconda stagione in F.1, tesserato per un altro team. Che il suo brand personale riesca già a mobilitare lo stesso bacino di pubblico della Ferrari è un segnale di discontinuità che merita grande attenzione perché, se confermato a livello internazionale anche su altri piloti e nel tempo, può avere ricadute importanti sulle strategie di tutti gli attori del Circus», spiega Giovanni Palazzi, presidente di StageUp.
Non c’è gara tra i piloti. Il secondo, Leclerc, è staccato di quasi 12 punti percentuali. «È la dimostrazione più evidente di un fenomeno che nello sport globale è ormai strutturale: il valore del brand del singolo atleta può crescere in modo autonomo rispetto al marchio della squadra o del team che rappresenta, fino a superarlo. Non è la maglia a fare l’eroe, ma sempre più l’eroe a fare la maglia».
UNA NUOVA ERA?
Analizzando le fasce d’età, Kimi si mostra fortissimo sui giovanissimi: tifa per lui il 44,2% tra i 14-17 anni e il 36,2% tra i 18-24 anni.
«Questo significa che il fenomeno Antonelli non è un rumore di superficie legato all’esordio in F.1, ma parla anche a un pubblico nuovo, che i marchi tradizionali faticano storicamente a raggiungere: un pubblico cresciuto su contenuti brevi, format personali e una relazione diretta e continuativa con l’atleta più che con l’istituzione sportiva», osserva Federico Gaetano, a.d. di StageUp ed ex responsabile marketing della Minardi.
I numeri stratosferici di Antonelli, visti con gli occhi del marketing, prefigurano scenari ancora inesplorati. In Formula 1 i piloti hanno vincoli stringenti con i team d’appartenenza: soltanto Hamilton, in questi anni, è riuscito a costruirsi una piena autonomia commerciale, travalicando i confini del suo sport e dello sport. Ma se un pilota-teenager, così vincente e attrattivo, mostra già questo potenziale, allora cambia il paradigma.
«Fino a ieri il brand del pilota era, nella grande maggioranza dei casi, un moltiplicatore del brand del team: si sponsorizzava la scuderia e, di riflesso, si otteneva visibilità sul pilota. Oggi, in questa nuova realtà, la relazione può essere invertita, o quantomeno biforcarsi in due asset distinti con pubblici sinergici», dice Palazzi.
Antonelli non può essere un accessorio dei contratti commerciali siglati dalla Mercedes.
«Per ottenere tutto il potenziale il suo team dovrà investire strutturalmente nello sviluppo dell’immagine personale di Kimi come asset strategico e non come attività promozionale a latere: contenuti dedicati, presenza sui canali a maggiore penetrazione tra i giovani, format che valorizzino la persona oltre il risultato in pista. E dovrà ripensare la governance dei diritti d’immagine e delle royalties legate al pilota, per evitare che la crescita del suo valore diventi un fattore di tensione nel momento del rinnovo».
Tradotto, significa che lo stipendio di Antonelli dovrà essere al più presto rivisto, in una logica di medio-lungo periodo. Al momento Kimi percepisce una base di 3 milioni più bonus. Verstappen ha un salario di 50 milioni, seguito da Hamilton a quota 40 e Leclerc a 35. In prospettiva, sono questi i punti di riferimento.
Quanto alle entrate commerciali personali, Hamilton è ancora su un altro pianeta (30 milioni annui), ma Leclerc (10) e Verstappen (8) rappresentano obiettivi realistici anche a breve termine.
Kimi corre veloce. Brucerà le tappe anche in questo.
Immagine di copertina tratta dalla pagina di SportWeek